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Inchiesta sulla disabilità in Sardegna

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Una serie di interviste anche all'ABC Sardegna, a cura di G.Ghirra. Leggi l'articolo Unione Intervista abc e Storia di Valentina il documento in allegato...
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L'Unione Sarda del 23-05-2010

Disabili sì, ma universitari e atleti

Cresce continuamente il numero di studenti e di sportivi. La svolta è del Duemila, con la legge che consente percorsi personalizzati.

CAGLIARI. La 162 finanzia piani di recupero e di inclusione che hanno consentito passi in avanti imprevedibili nel passato anche sul fronte del lavoro
«Negli anni Cinquanta tanti si vergognavano dei bimbi disabili. Molti li nascondevano, e comunque i genitori venivano invitati a istituzionalizzarli in istituti. Talora- ricorda Elisabetta Nannini, presidente dell'Anfaas, associazione nata per occuparsi di persone affette da sindrome di Down arrivata a 51 anni di vita - i nostri ragazzi venivano addirittura deportati sul Continente».
Da vent'anni in qua una svolta radicale ha portato le famiglie a chiedere di essere protagoniste del destino dei disabili, rivendicando i servizi necessari alla loro integrazione e inclusione sociale. E i risultati si vedono. «Uno dei nostri, Carlo, 45 anni lavora alla mensa universitaria come cuoco, Renata ci dà una mano all'Anfaas. Non mancano i problemi, a partire dalla mobilità per passare alla scuola e al lavoro. Ma qualcosa si muove».
Soprattutto, i genitori si sentono protagonisti, insieme ai medici, ai tecnici, agli insegnanti. «Ci prendiamo cura dei nostri figli», spiega Luisanna Loddo, presidente di Abc, associazione dei bambini cerebrolesi, tremila fra soci e sostenitori. Rilevante quanto Anfaas e Centro down, altra importante associazione presieduta da Antonietta Porrà, Abc è stata protagonista di una svolta. «Non è stato semplice - soggiunge Ada Anchisi - anche perché eravamo ventenni quando sono nati i bambini e vivevamo la situazione con grande difficoltà. A me lo specialista predisse addirittura il divorzio se non avessi lasciato mia figlia in istituto».
Tanti hanno scelto di tenersi i bimbi. «E oggi siamo molto soddisfatte - dice Rita Polo - perché abbiamo dimostrato nei fatti che i ragazzi stanno meglio, e anche medici, docenti, specialisti sono cresciuti con noi». La grande svolta è del 2000, quando la Regione vara una legge, la 162, che ha consentito a un numero impressionante di disabili di potersi costruire un percorso personale. «La Sardegna è all'avanguardia in Italia - spiega Francesca Palmas, dirigente Abc - con ben 28.351 progetti personalizzati, messi a punto insieme da famiglie e istituzioni. Siamo partiti nel 2000 con 123 progetti e 1.337.964 euro di finanziamenti, oggi siamo a 116 milioni di euro, tenuti insieme con fatica in tempi di crisi».
È anche grazie a questa scelta, difesa con forza dalla minaccia di tagli alla spesa pubblica, che a Cagliari e in Sardegna ci sono atleti che vincono alle Paralimpiadi, ragazzi come Luca Ferreli di Tortolì campione italiano di ginnastica artistica o come Luca Parodi, di Porto Torres, campione di atletica. Cresce poi il numero degli studenti, anche all'Università. È il caso di Davide che, grazie a un progetto personalizzato organizzato insieme al Comune di Capoterra (è seguito da due assistenti), studia Diritto Internazionale alla Statale di Milano. Sonia, affetta da sindrome di Down, studia Scienza della comunicazione. E non sono i soli.
«I risultati dell'impegno di tanti si vedono - dice Luisanna Loddo - e posso garantire che vivere con un disabile non è necessariamente un peso, né, tantomeno, una disgrazia. Talvolta si tratta di un vero e proprio arricchimento, sappiamo divertirci ed essere ironici».
«I disabili - insiste Rita Polo - non sono da considerare una difficoltà o un costo, ma una risorsa per una società alla quale regalano una migliore qualità della vita».
Si sta raggiungendo quello che Sandrino Porru, presidente della Consulta cittadina delle associazioni, definisce uno dei traguardi più importanti: la conquista da parte dei disabili dell'autostima necessaria per sé e le proprie famiglie. E lo sport, insieme alla scuola, rappresenta uno dei terreni più importanti di questa crescita. «Dal 1981 ho gareggiato con la Saspo - dice Porru - ma oggi siamo in Sardegna a 30 società sportive con 600 atleti. E non ci fermeremo».
Giancarlo Ghirra

13 maggio 2010


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